Far Realm's Fantasy

Epilogo

Come una storia finisce e un'altra inizia.

Frammento del Sottosuolo calò con forza, schiantandosi sul cranio del gigantesco rettile acciambellato sul pavimento marmoreo del santuario. Non un suono venne emesso dalla possente creatura, mentre la vita abbandonava il suo corpo in una fontana di schizzi di sangue e frammenti di cranio e cervella.

Il volto mascherato di Amon si riempì di soddisfazione mentre in contemporanea su quello dei suoi compagni si delineava un’espressione di preoccupazione e incertezza. Nazgaroth sollevò l’arma dal cranio fracassato del serpente, fiero di aver portato a termine il compito assegnatogli dal suo padrone, mentre la nebbia nera che già avvolgeva la sala iniziava ad aumentare a velocità crescente.

L’avatar di Kyuss urlò di una rabbia silenziosa, migliaia di bocche spalancate dall’ira e incapaci di emettere suono, ogni verme che lo componeva ora prendeva a contorcersi con una violenza prima sconosciuta. Ora che ogni cosa era fallita almeno avrebbe avuto la sua vendetta verso coloro che avevano causato tutto questo. La massa di vermi si scagliò su Amon, ma il loro impeto fu tuttavia smorzato da un vento gelido, mentre Oneiros avvolgeva l’immondo essere in una stretta di freddo e gelo, divorando in pochi istanti ogni traccia di calore presente in lui. L’incantesimò terminò repentinamente come era iniziato, lasciandosi dietro un’unica statua di ghiaccio che si frantumò sul pavimento.

Nonostante questo non fu la magia di Oneiros la responsabile quando tutti i presenti sentirono un brivido scorrere lungo la propria spina dorsale. Una presenza estranea era appena entrata in contatto con le menti lì presenti, e, tramite una grezza forma di telepatia, aveva appena trasmesso una serie di concetti comprensibili ma al tempo stesso lontani, come se delle parole venissero pronunciate non da una voce singola ma da un coro armonizzato di urla.

Libertà. Promessa. Ricompensa.

La nebbia nera che ormai aveva riempito la sala iniziò a condensarsi intorno ad Amon, e in un tempo troppo breve perchè gli altri potessero reagire la sua figura si dissolse senza un rumore, lasciando il posto ad un essere che sembrava composto di ombra e nebbia. Il Phane, un’ombra nativa delle Eternità Cieche, il luogo che si trova tra una dimensione e l’altra, al di fuori dello spazio e del tempo, fece appena in tempo a finire di formarsi che Nazgaroth si era già scagliato su di lui, con il vano intento di liberare il suo Signore.

Per un attimo il tempo parve come rallentare fino quasi a fermarsi mentre ognuno dei presenti sentì come se ogni secondo che passava il proprio corpo invecchiasse di anni. Nazgaroth si fermò, quasi congelato a mezz’aria, mentre un silenzio innaturale scendeva nella sala quando improvvisamente, come un sasso lanciato contro una vetrata, l’urlo di Audax spezzò tale silenzio, scuotendo gli animi dei presenti e contrastando il potere della creatura.

Un raggio di luce solare entrò dal soffitto aperto del santuario e si schiantò sull’abominio, ricongiungendosi con Frammento del Cielo, l’arma che Edgar, senza quasi pensarci, aveva scagliato contro di esso nel momento in cui lo sceriffo lo aveva temporaneamente liberato dal potere dell’abominio. L’effetto di ciò fu paragonabile a quello che sarebbe successo se il sole avesse aperto gli occhi, e avesse trovato sgradevole la vista. Mentre il tempo ritornava a scorrere e l’invecchiamento forzato svaniva velocemente quanto i suoi effetti, la scheggia d’acciaio tintinnò sul marmo, ora che colui nel quale si era conficcata aveva semplicemente cessato di esistere.


Nella città sottostante, un istante più tarsi, Kasarus, colui che precendentemente era stato il consorte di Tiamat stessa, e che ora si ritrovava ad essere il comandante di un esercito di offese contro la razza Draconica e a fornire il proprio sangue per il rito che ne consentiva la creazione, estrasse la propria spada dal cranio di una di tali offese. Ora che gli invasori avevano avuto successo era finalmente libero, e non correva più il rischio di svanire se avesse fatto qualcosa che non corrispondeva perfettamente agli ordini ricevuti. Mentre altri due draconiani venivano consumati dalla sua sola presenza si librò in volo, diretto verso la scheletrica sagoma di drago che era da poco apparsa all’orizzonte.


Per l’infinitesima volta, Amon osservò Bael Turat cadere. Il Phane aveva senza dubbio mantenuto la sua parola, e, rispettando i propri termini dell’accordo, aveva riconmpensato Amon di averlo liberato facendo sì che il impero si ripetesse. Purtroppo, o per fortuna, a seconda dei punti di vista, per una creatura che vive al di fuori dal tempo il ripetersi di qualcosa non vuol dire che la ripetizione avverrà nel futuro. E così, già infinite volte, e per infinite volte ancora, Amon assisteva al crollo del suo impero, come ogni volta precedente inevitabile e irrimandabile. E, per l’ennesima volta, nel momento in cui l’impero cessava di esistere, il suo corpo e la sua mente venivano avvolti da una nebbia nera, che però lo lasciava libero pochi istanti più tardi, in tempo per osservare Bael Turat venire fondato.

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Allornone

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